• 25/02/2011 - 09/04/2011

operaprima : Patrizio Di Massimo

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Per il primo appuntamento 2011 white.fish.tank presenta Modus Operandi, la personale dedicata a Patrizio Di Massimo (Jesi, 1983).

La ricerca di Patrizio Di Massimo affonda le sue radici in un passato relativamente vicino ma paradossalmente già dimenticato. Si tratta di un'indagine svolta nel presente, tra le rovine mitiche di un passato nazionale, in una prospettiva critica e pungente, strettamente attuale e contemporanea. Un lavoro condotto soprattutto attraverso il disegno e la scrittura con cui l'artista esplora tematiche e contesti storici poco o affatto trattati.
In un dialogo serrato tra dimensioni temporali diverse è la retorica, intesa come rilettura non storiografica del passato, che declina i propri termini in funzione del presente, un hic et nunc in cui la storia sembra essere la grande assente e a prendere il suo posto è chiamata una proiezione mitologica contemporanea priva di qualunque ideologia.

Modus Operandi indaga concetti di messa in scena, travestimento e ambiguità rappresentativa, siano essi negli studi di un programma televisivo, su un tatami da judo o sul palcoscenico di un teatro. Installazioni video, testi e dipinti scandiscono un percorso che avanza tra i protagonisti della storia d'Italia fino allo sviluppo della televisione come strumento di rappresentazione sociale e promozione politica. All'interno di questo cammino è evidente come il principio di accademia nel mondo dell’arte sia in continua evoluzione e legittimi, nell’ottica della più pura sperimentazione, la riproducibilità dell’opera d’arte, perpetrata attraverso un lavoro di “copiatura” e imitazione di un originale.
Le serie inedite di dipinti, eredi della figurazione dei disegni di Di Massimo, rappresentano uno dei suoi primi esperimenti legati alla pratica pittorica. Custodi di invisibili rimandi ai codici tipici della pittura classica e italiana, le tele evocano l’enigmaticità della messa in scena e del travestimento, elementi che da sempre regnano sovrani sul palcoscenico dell'arte.

Patrizio Di Massimo si è diplomato nel 2007 presso l'Accademia delle Belle Arti di Brera e nel 2009 presso la Slade School of Art di Londra, vive e lavora ad Amsterdam dove è impegnato in una residenza presso de-Ateliers. Tra le rassegne più importanti: The Negus said: Give me the lion keep the stele!, Art 41 (Basilea); Col sole in fronte, T293 (Napoli); Patrizio Di Massimo, Whitechapel Art Gallery (Londra); 21x21: 21 artisti per il 21°secolo, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo (Torino); More Pricks than Kicks, David Roberts Art Foundation (Londra); VideoReport Italia 2008/2009, GC. AC Galleria Comunale d’Arte Contemporanea di Monfalcone; Talenti emergenti, Palazzo Strozzi (Firenze).

white.fish.tank conferma il proprio impegno nel promuovere la giovane arte come veicolo per instaurare un dialogo col territorio e favorire la divulgazione e la sensibilizzazione verso i linguaggi del contemporaneo, dopo le personali di Petra Feriancova, Scott Treleaven e Jürgen Ots, la rassegna operaprima dedica a Patrizio Di Massimo il suo quarto appuntamento.
La partecipazione di Di Massimo in apertura del programma 2011, come sottolinea Andrea Bruciati, rappresenta un importante momento di riflessione sulla necessità di creare opportunità concrete per sostenere i giovani artisti al fine di alimentare il dialogo tra le Marche e il sistema dell'arte, ribadendo la funzione fondamentale di dinamiche culturali puntuali e incisive per lo sviluppo del territorio.

Operaprima: Patrizio Di Massimo, inaugurazione venerdì 25 febbraio ore 18.30
L'artista presenzierà l'evento d'inaugurazione.

Dal 26 febbraio al 9 aprile
venerdì con orario 17.00-19.30
sabato con orario 10.00-13.00
o su appuntamento +39 345 317 9213
Ingresso gratuito

 

Patrizio Di Massimo - Modus Operandi di Eva Comuzzi
Mentre sulla nostra penisola si apre il sipario del 61mo Festival della Canzone Italiana di Sanremo che, nella terza serata, rende un omaggio canoro ai cento cinquant'anni dell'Unità d'Italia, a pochi passi da noi il mondo arabo è in rivolta. Il volume della televisione è però così elevato che non ne percepiamo i lamenti e trovandosi proprio sotto ai nostri piedi, non riusciamo nemmeno a vederlo. È fuori da quel palcoscenico, dove sembrano mescolarsi tutti gli ingredienti che ci connotano: l'eterna giovinezza, rappresentata da un cantante-presentatore rassicurante che ha scritto la storia della musica popolare italiana, l'avvenenza delle due vallette – non più la bionda e la bruna – ma l'esotica e la nostrana, quel giusto pizzico di ironia, che ci rende sempre affabili agli occhi altrui e tanto amore e tolleranza, in particolare nei testi. Negli ultimi tre anni l'Italia si è impegnata nel cercare di spazzare via moralismo e pregiudizi, accogliendo il diverso, l'emarginato. E i secondi posti a Il mio amico di Anna Tatangelo o a Luca era gay di Povia ne sono un esempio lampante. Spiace davvero che l'esilarante trio composto da Emanuele Filiberto di Savoia, Luca Canonici e Pupo abbia già ottenuto, con un anno di anticipo, la medaglia d'argento. Sarebbe stato il modo migliore, per “dire al mondo e a Dio, Italia, amore mio”.

Ma come è possibile che dopo cento cinquant'anni tutto sembri rimasto ancora fermo ai Savoia? Che cosa è successo in tutto questo tempo? Che cosa resta di tutta la crudeltà e del vampirismo che continuano ancora ad espandersi? Che cosa resta oggi di anni e anni di guerre, di conquiste, di sottomissioni, di umiliazioni? A che cosa hanno portato le scoperte in campo scientifico e artistico e il progresso tecnologico? Probabilmente queste sono domande che troppo poco spesso ci poniamo o che abbiamo paura di porci, intorpiditi come siamo dalla sovrapproduzione, ma al contempo dall’assenza, di informazioni. Assenza, che Patrizio Di Massimo cerca di colmare attraverso i suoi lavori ed i suoi scritti. Forse per trovare la verità o forse per crearne una nuova. O forse semplicemente per osservare e farci osservare una realtà che quasi mai combacia con la storia. Una realtà che è reality ed una storia che è mito, in cui tutto è interscambiabile, ambiguo. Una realtà che viviamo in modo passivo ma riviviamo sempre in modo partecipe. E nostalgico, soprattutto. Anche l'esotismo romantico e l'orientalismo erano e sono un sospirare i paesi lontani, una curiosità di nuove forme e colori, un modo per recuperare la purezza in una civiltà occidentale triste e corrotta. Ma, dall'altro lato, sono stati e sono anche la volontà di fagocitare, sottomettere e possedere per riportare all'ordine. Per plagiare ma al contempo plasmare. E quando si copia, ovvero quando si ruba qualcosa che è già stato fatto, ci vuole un forte controllo che oggi più che mai è rappresentato da un'accademia che arriva in tutte le case: la televisione. E mentre noi, assopiti nel silenzio di un sonno greve, sogniamo davanti a principi, cavalieri e debuttanti e, come in ogni accademia che si rispetti, rincorriamo una conformità di canoni che cerchiamo di copiare dai nostri eroi, laggiù, sotto ai nostri piedi, il mondo arabo è sempre più in rivolta. Mentre il sipario su Sanremo si chiude, scoppia la guerra civile anche nella nostra ex colonia in Africa. Penso al presente, al passato. Penso che che qui, nonostante gli italiani abbiano cercato di imporsi in tutti modi – persino con il gas – non siano invece nemmeno riusciti a tramandarne la lingua.  Mentre penso a questo mi riecheggiano in testa le parole pronunciate da Pasolini nella Forma della Città: “il fascismo, il regime fascista non è stato altro, in conclusione, che un gruppo di criminali al potere che non ha potuto fare niente, non è riuscito ad incidere, nemmeno a scalfire lontanamente la realtà dell'Italia [...] Ora, invece, succede il contrario. Il regime è un regime democratico, però quella acculturazione, quella omologazione che il fascismo non è riuscito assolutamente a ottenere, il potere di oggi, cioè il potere della società dei consumi, invece, riesce a ottenere perfettamente. [...] Il vero fascismo è proprio questo potere della civiltà dei consumi che sta distruggendo l'Italia, e questa cosa è avvenuta talmente rapidamente che non ce ne siamo resi conto, è avvenuta in questi ultimi cinque, sei, sette, dieci anni... è stato una specie di incubo in cui abbiamo visto l'Italia intorno a noi distruggersi, sparire. Adesso, risvegliandoci, forse, da questo incubo, e guardandoci intorno, ci accorgiamo che non c'è più niente da fare”. Soprattutto perché quegli ultimi cinque, sei, sette, dieci anni... erano quasi quarant'anni fa.

 

 

Patrizio Di Massimo
Modus Operandi
white.fish.tank, Ancona, Italy
25/02/2011 – 09/04/2011

white.fish.tank opens its 2011 programme with Modus Operandi, a solo exhibition by Italian artist Patrizio Di Massimo (Jesi, 1983).

For the past several years Di Massimo's research has focused on the meaning of national identity and the relationship between rhetoric and historiography. Despite being rooted in recent Italian history, his research is concerned with apparently long-forgotten political and social issues. His critical and incisive investigations draw on the mythical ruins of a national past on which Di Massimo reflects through a series of witty juxtapositions and stratifications of meaning that recontextualise the subject matter with a sharp and contemporary perspective. In the quest for inherent manifestations of a national identity divided between commercial TV programmes and classical portraiture, rhetoric refutes its very definition, exposing a present which seems to lack either history or ideology.

Through a complex process of signification, Di Massimo's new body of work carefully weaves a web of connections between society, art and politics from the 1920s to the present day. Encompassing video installation and painting, Modus Operandi investigates concepts of disguise, costume and representational ambiguity and reflects on the development of television as a tool of social symbolism and political promotion.

The exhibition opens with Ritratto di Alfredo Casella, 1924, a copy of De Chirico's 1924 painting. This work was also the subject of a recent performance called Fuga Dal Disordine which Di Massimo developed for Villa Necchi Campiglio in Milan, and is of particular significance in his artistic oeuvre since it embodies his engagement with 20th-century neoclassicism and the Italian “return to order” movement. Typical of royal portraiture, the painting’s iconography reiterates a compelling relation to concepts of power and representation which are once more restated by the video installation featuring Emanuele Filiberto of the House of Savoy. Since the edict of expulsion was cancelled in 2002, the grandson of Umberto II, last reigning King of Italy, has taken part in several television programmes to reconnect himself with the Italian population. Recently he competed in the series Ballando con le stelle (Strictly Come Dancing), dressed in various ballroom costumes. Five of these episodes are featured in the exhibition’s video installation.

Di Massimo's new sequence can be considered his first experimentations in the medium of painting. Keepers – but at the same time concealers – of the codes of classical art, the canvases are linked to the idea of representation as a system of elements concerned with acting, stage and costume and reinforce the concepts of camouflage and mise en scène.

Patrizio Di Massimo lives and works in Amsterdam where he is in residency at de-Ateliers. Among his most recent exhibitions are The Negus said: “Give me the lion, keep the stele!”, Art Statement, Art Basel 41; Col Sole in Fronte, T293, Napoli; Patrizio Di Massimo, Whitechapel Art Gallery, London; More Pricks than Kicks, David Roberts Art Foundation, London; Tous Cannibales, Maison Rouge, Paris; See Reason, Stedelijk Bureau Museum, Amsterdam. Di Massimo studied at the Academy of Fine Arts of Brera in Milan and obtained an MA at the Slade School of Art in London.