• 19/7/2013

GIOVANI ARTISTI A DEMANIO MARITTIMO.KM-278

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
Di Andrea Bruciati
 
“C’è una persona che fa collezione di sabbia. Viaggia per il mondo intero, e quando arriva a una spiaggia marina, alle rive di un fiume o d’un lago, a un deserto, a una landa, raccoglie una manciata d’arena e se la porta con se”. Gli interventi performativi sono come il racconto di Italo Calvino: ci consentono di emozionarci, ci permettono di portare con noi il ricordo di una sensazione, una riflessione, che solo se saremo accorti, non ci lasceremo sfuggire dalle mani, quasi fossero granelli di sabbia. Nello specifico, le tre performance pensate e realizzate per la serata del Demanio Marittimo Km 278, sono momenti performativi fragili, leggeri, apparentemente precari, ma ugualmente ciottoli preziosi, farina immacolata per creare polvere di stelle. Performance tutte espressamente ideate per la manifestazione - Davide Mancini Zanchi, non ho previsto l'immortalità di questo progetto, Malin Ståhl con swish svoosch thud crunch e Lo straniero di Baudelaire per mETIC - sono occasioni uniche per perderci nel sogno, nell’onirico, quale portale inatteso di poesia. La notte le accoglie, le con
 
serva e ne preserva il mistero, quasi fosse un anelito di cui non si ha mai sufficientemente bisogno. Così è per chi dialoga con la soglia fra il cielo e la terra, per cui l’orizzonte è solo un diaframma dove magicamente porzioni di sole cadono ai nostri piedi, come nelle ataviche favole scandinave. Dove un essere silente (Malin Ståhl) si issa su una piattaforma e, celato dall’oscurità, ci fa dono di promesse e porzioni di cielo che sta a noi mantenere. Sempre di un viaggio esperienziale si tratta per Yorgos Tsamis (mETIC), che prende ispirazione dal poeta francese, inscenando un percorso nomade di condivisione, accompagnandoci per vari punti sulla spiaggia. L’effimero, l’attimo che fugge è l’unica vera cosa preziosa e la bellezza è dato illusorio che solo i saggi riescono a godere, rimirando le nuvole che passano nel cielo. Costruzioni transeunti come le strutture archetipiche di Mancini Zanchi che imbastisce un meccano, dimenticato sulla spiaggia da un gigante-bambino. Qui è l’apparente gratuità del gesto artistico, la volontà di abbandonarsi alla fantasia e alla fragilità del ricordo, che motiva l’opera, esternazione instabile che evaporerà sul bagnasciuga con il sopraggiungere dell’aurora.